Capitolo 11 – Il confine

Gennaio 30, 2021 0 di yeSex

“Non so come mi ritrovai li, in quella situazione, ero convinta di non volerlo, forse avrei voluto non desiderarlo.”

Le mie mani e le mie ginocchia poggiate su un futon non troppo comodo, indossavo una fascia rossa che provava inutilmente a nascondere le mie curve. Avevo scelto io quel vestito eppure ora mi sembrava di aver rubato ad una ginnasta il suo nastro. Dentro di me la battaglia tra l’avere paura di lui e il volerlo sedurre era ancora in corso. 

La luce soffusa mi impediva di vedere i dettagli, potevo però vedere la sua ombra più scura del solito, sentivo dei rumori ma soprattutto il mio affanno aumentare di secondo in secondo. Quando si avvicinò, mi carezzò una guancia, osservò la mia ciocca rossa perdersi nello spirale dello  chignon e mi disse “se il dolore supererà il piacere, dirai “Preda” ed io mi fermerò.”

Tirai un sospiro di sollievo, che fu interrotto dalle polsiere e cavigliere che mi immobilizzarono. Prese una sedia si sedette dietro di me, sentì un rumore di carta, le gambe accavallarsi e la sua voce schiarirsi. Cominció a leggere il racconto che aveva scritto, ero catturata dalle sue parole, non volevo lasciarmi andare, ma parola per parola lui conquistava la mia attenzione. Anche se immobile sentì un seno spostarsi ed un capezzolo sfuggire al nastro, le mie gote divennero più rosse e mentre lui continuava a leggere, dentro di me qualcosa cominciava a muoversi. Nel racconto traspariva la sua voglia di scoprirmi, non di avermi, lui voleva quello che nascondevo, non quello che mostravo.

Aveva descritto i protagonisti e la descrizione di lei aveva qualcosa di strano, lui mi vedeva in un modo completamente nuovo, mentre riflettevo lo sentì alzarsi. Continuava a leggere e mentre nella mia mente la mia immaginazione provava a dare forma al racconto, un qualcosa di freddo mi si poggiò sulla schiena. Nel racconto lui riempiva di complimenti lei per il suo sguardo ghiaccio, impenetrabile e rassicurante mentre il quadrato di pelle con cui mi accarezzava era diventato un viaggiatore sul mio corpo. Doveva essere un frustino, sapevo ne avrebbe avuto uno, ma ero totalmente allo scuro di come sarebbe stato e come lo avrebbe usato. Non ero mai stata frustata, neanche legata da un quasi sconosciuto, soprattutto non mi ero mai sentita così… curiosa. Volevo sapere cosa avrei provato, come sarebbe stato, lui mi aveva descritto come lo immaginava…”Dovrebbe essere sottile ma diretto, come una scossa che fa eccitare il confine tra dolore e piacere!”

La narrazione continuava e il frustino non smetteva di provocarmi brividi, partiva dal collo per fermarsi tra i miei glutei, andava giù fino alle caviglie, lo faceva ruotare per sfiorare le parti più sensibili ed ogni volta che lo staccava dal corpo, mi chiedevo con che forza sarebbe tornato.

Mentre leggeva, i due protagonisti scambiavano battute come preliminari, mi girava intorno, staccava gli occhi dal foglio e mi guardava, con il frustino accarezzó il seno ribelle, e mentre mi chiedevo le conseguenze di questa scoperta, senti la pressione del frustino sul perimetro del mio seno, salì piano verso il capezzolo si staccò dalla mia pelle e torno più forte del solito, facendomi istintivamente aprire la bocca ed emettere un “Ah!”.

La velocità con cui leggeva era diminuita, faticavo a rimanere concentrata, coglievo le parole finali delle frasi e intanto pensavo a cosa mi avrebbe fatto. La seconda frustata arrivò sul gluteo, come a voler prendere le misure ed intanto il reggiseno di lei nel racconto era cascato e lui le stava stringendo il seno tra le mani, un altra frustata, poi un altra ancora, i miei gemiti erano meno forti e questo non faceva altro che fargli aumentare la forza. Sentivo la pelle bruciare e il piacere pervadermi, avrei potuto dire “Preda!”, ma lui continuava a leggere e i due erano persi nei loro corpi, le loro lingue si intrecciavano, mentre noi qui, lontani, e la sua lingua che da lontano sembrava mi toccasse con quelle parole come non avevo mai provato prima.

Si fermó davanti al mio viso, senti il profumo dei suoi jeans, il frustino parti per l’ennesima volta dal mio collo e si diresse verso il basso, ma stavolta non si fermò e quando senti quella pelle fredda sul mio sesso, sentì nello stesso momento il suo jeans ed il suo sesso appoggiarsi alla mia bocca, il frustino allargó le mie grandi labbra e liberó i miei umori. Nonostante i vestiti, potevo sentirlo, potevo sentire la sua eccitazione, eppure non riuscivo a pensare a niente altro che al prossimo colpo di frustino. Avevo perso il filo del racconto, l’ultima parola che avevo colto mi faceva pensare che stessero facendo l’amore mentre io qui, inginocchiata, legata, non riuscivo più a focalizzare nulla. Si sedette a terra di fronte al mio viso, i suoi occhi continuavano ad alternare il foglio al mio corpo quando sentì la sua mano, sembrava la mano di un pianista, poggiarsi sul mio fianco, forte, mi massaggiava per poi fermarsi e con l’altra frustarmi, sempre più forte, sempre più intenso.

I miei glutei erano rossi, pieni di segni mentre il suo dito era sulle mie labbra, si staccò, scivoló sul mio mento, il collo, aumentó la pressione tra i miei seni e continuó sul mio addome, superó il mio monte di venere e nello steso istante in cui un colpo di frustino mi colpì il gluteo sinistro si infilò nella mia parte più intima, più bagnata, la mia parte più segreta. Nel racconto c’era amore, passione, i due si donavano l’uno all’altra mentre il suo dito mi accarezzava, si poggiava ai lati per poi fermarsi sul clitoride, lentamente, un po’ più veloce ed ogni cambio di ritmo era sancito da una frustata. Le parole dolci mi rassicuravano ma i gesti decisi mi tenevano sulle spine. Immobile e completamente in balia della sua volontà potevo solo chiudere gli occhi, come se volessi nascondermi mentre lui faceva di me quel che voleva, mi piaceva, volevo non si fermasse mai. Quando lo fece porto il suo dito alla bocca, lo leccó, lo assaporò e poi riprese a toccarmi, sentivo il desiderio con cui lo faceva, lui voleva il mio piacere, più mi bagnavo, più mi eccitavo, più andava veloce, più mi colpiva. “Le lingue attorcigliate, mentre lei lo cavalcava e lui le stringeva i seni nelle mani, sempre più veloce…” il racconto continuava così come i suoi movimenti, i suoi occhi ora erano fissi su di me, quella parte la conosceva bene o forse la stava improvvisando, non mi importava, lui continuava a toccarmi, quando entrava dentro di me, muoveva le dita come per dirmi di andare verso di lui, lo facevo, mentalmente e fisicamente, mi abbandonavo, le gambe cominciavano a tremarmi e i suoi movimenti sempre più decisi non aiutavano il mio equilibrio ma solo il mio piacere.

Un colpo di frustino fece cadere ogni mia resistenza, senti le sue dita entrare dentro di me e senti il piacere nella mia mente, nel mio stomaco, nel mio sesso, il respiro affannarsi, le palpebre stringersi e le gambe allargarsi, l’affanno aumentare, così come i battiti e i miei organi contorcersi, i gemiti incontrollati, le sue dita, il labbro inferiore stretto tra i denti, lui li di fronte a me, fermo, osservarmi impassibile, i movimenti dei due amanti, il movimento delle sue dita, il ritmo, il piacere, l’orgasmo dei due, il mio, i liquidi, la forza abbandonarmi e il mio corpo cedere, mi appoggiai su un fianco mentre la sua mano ancora tra le mie gambe non mi lasciava, continuai a godere mentre la mia tachicardia faceva da sottofondo in quella stanza, i miei occhi chiusi, il piacere dentro di me, il sollievo, la sua mano che mi abbandonava e l’altra che mi accarezzava il viso, poi il seno, per finire sulla mia bocca e aggiustarmi quella ciocca di capelli fuggita allo chignon. Quando riapri gli occhi, vidi il foglio sul pavimento, fu il mio ultimo ricordo, lèssi il titolo del racconto “Tu, la combinazione perfetta tra perversione e tenerezza”