Capitolo 9 – Un treno di distanza

Dicembre 15, 2020 0 di yeSex

Viviamo insieme, non nel banale significato del termine, noi viviamo insieme in un unico tempo. Nelle nostre giornate, nelle nostre paure, nelle nostre forze.

Tutto quello che accade nelle nostre vite è nostro, i litigi a volte ci allontanano, mai troppo, le incomprensioni ci provano, neanche per loro c’è troppo spazio, il nostro percorso ha lo stesso ritmo ma non è parallelo, noi due ci scontriamo, ma come una molla ci riavviciniamo.

Questo week end sei partita, sei fuori per lavoro, ricordo bene come sei vestita da quando mi hai salutato prima di uscire di casa, ed il solo scriverlo mi genera pensieri cattivi, l’immaginarti poi è una vera e propria follia.
Sei andata via molto presto questa mattina, il senso di vuoto che provo quando non ci sei è ridicolo, ci prenderebbero in giro se lo raccontassimo, e pure, dopo poche ore, arriva un tuo messaggio con scritto “Mi manchi”, sentirsi ridicoli in due è meno grave.


Le prime ore di lontananza passano veloci e come al solito chattiamo di continuo, mi racconti quello che ti accade e sento meno la tua mancanza anche se le foto che ricevo non rendono i miei pensieri più tranquilli, invii tutto quello che amo di te, il tuo viso, i tuoi occhi, il tuo sorriso, i tuoi zigomi, potrei morire per te.

Il desiderio di averti è un qualcosa di irrazionale, illogico e lo è ogni volta, basta allontanarci anche per poco, per dare alla voglia che ho di te, il potere del sopravvento. La mia mente non aiuta, sono sempre eccitato, in qualsiasi situazione vedo del potenziale erotico, anche in una videochiamata, una semplice come quelle che stiamo avendo, sei arrivata, stai per entrare in classe, è metà giornata e le tue parole arrivano confuse, il rumore dei tacchi, il vestito grigio che ti stringe mettendo in risalto le tue forme, le gambe, poi la bocca, le tue labbra e io che provo ad ascoltare quello che dici, ma riesco solo a pensare a quanto sei sexy e come lo stai dicendo, è stupendo, la tua felicità, il tuo successo, il mio orgoglio, ma di nuovo il mio desiderio.


Lo confino nella parte più profonda di me, voglio darti il mio sostegno eppure Dio mio, mi fai ribollire. Sono riuscito a mascherare le mie fantasie, o meglio a non coinvolgerti. Eppure le tentazioni sono tante, magari per una persona normale sarebbero zero, ma per la mia mente, che vede il camerino di un negozio di abbigliamento come una tentazione, è veramente molto difficile rimanere calmi. Quindi per pochi istanti dimentico che sei nella stanza dei professori, tu, professoressa, da sola, per un attimo di pausa, che io non ti concedo mai, con la mia eccitazione continua e le mie domande: chissà che intimo indossi? Chissà quanto le tue gambe sono strette? Chissà i tuoi capezzoli quanto sono sensibili? Ma soprattutto chissà quanta voglia hai di me.

I miei pensieri e le mie fantasie volano, il cellulare al contrario è lì fermo, che ti inquadra e tu che mi conosci, cominci a rispondere alle domande che io non ti ho fatto. “Le mie gambe si allargano, il mio perizoma nero è nella borsa, quanta voglia di te…” e così cominci a spogliarti, per me, anche da lontani io sono il tuo mondo, il fortunato destinatario delle tue attenzioni.

Ogni volta che evado, fuggo, insieme ai miei pensieri, vivo fantasie che compensano il disagio del ritorno alla realtà. Quasi mi sbatte in faccia e mi ricorda che tu sei a fare lezione e io sul divano a cercare un qualcosa che mi distragga, che mi allontani da te, almeno per un attimo. Provo a rifugiarmi in una partita di calcio, può ingannare un po’ il tempo, queste ore di attesa, intanto tu hai finito, sei in treno, direzione casa.

Quando viaggi immagino sempre che tutti tentino l’approccio, questa è la logica conclusione del fatto che se ti vedessi, cosi, sola, in un treno, non esiterei un attimo a trovare una scusa per sapere tutto di te.

E invece siamo lontani, e questa occasione è per qualcun altro, che già so, non avrà nessuna speranza, tu vuoi solo me. Cosi sorrido e il mio lato perverso prende di nuovo il sopravvento sulla gelosia.

Il cellulare squilla di nuovo, di nuovo il tuo viso, sei nel bagno e stai per rinfrescarti, mentre mi finisci di raccontare la tua mattina da professoressa, cominci a spogliarti, prima il vestito, poi una bretella, i miei occhi fissi sullo schermo, poi l’altra, sono assorto nell’immagine che mi mostra lo schermo, la canotta va giù e i tuoi seni sono li di fronte a me, non posso toccarli, forse non voglio, voglio guardarti.

Le mani sul tuo corpo, sto impazzendo, poi la mutanda, il tuo non renderti conto di quanto io muoia per te mi fa quasi rabbia, non ho abbastanza lucidità, la mutanda va giù ed io… io… non so più nulla, dentro di me qualcosa si muove, poi la fine, di nuovo vestita, di nuovo coperta, ed io di nuovo li, solo con la mia eccitazione.

Non mi arrendo mai, non lo farò certo questa volta. Voglio trascinarti nel mio mondo eccitato, è un gioco per me e lo sarà per entrambi, un racconto scritto per te, scritto dal mio io più perverso, per rapirti.

Sei nel treno, stai tornando da me, sola nel tuo sediolino e con gli occhi nello schermo, le mie parole fanno rumore e sentire quello che ti farei, se tu fossi vicina, catalizza la tua attenzione, continuo a leggere, alternando lo sguardo sul foglio alla tua immagine, se fossi qui ti guarderei fissa, mettendoti in imbarazzo, ti spoglierei con gli occhi, passerei la mia mano sulla tua gamba, forte, prima verso il ginocchio e poi con pressione maggiore verso il linguine, lo farei di continuo senza mai distogliere lo sguardo, coperti dal tavolino del treno continuerei a stringerti le gambe fino ad infilare la mano sotto la gonna, molto lentamente, avvicinerei la bocca al tuo orecchio per farti sentire il mio respiro.

Immagini ogni dettaglio, sei sempre sola, li sul tuo sediolino e pure qualcosa dentro di te si muove, quasi come se potessi sentire la mia mano, cosi le gambe si stringono un po’ in più come per proteggerti, ma il mio desiderio è li e di nuovo le mie parole, la mia mano preme sul tuo ventre, la gonna mi impedisce ogni movimento ma l’alternare dei polpastrelli alle unghie e alla stretta delle dita, fa aprire pian piano le tue gambe, l’altra mano ti avvolge dietro la schiena e da sopra il vestito ti stringe il seno, sai che lo farei, niente può fermare la mia voglia e la mia determinazione.

Ogni volta che la mia mano va verso l’alto speri che mi fermi, ma ogni volta il mio dito fa più pressione sul tuo sesso, e in una di queste le tue grandi labbra si allargano e finalmente posso sentire quanto sei bagnata, nella mia fantasia e ora anche nella realtà, la mutandina scende vicino le ginocchia, coperta del vestito e il mio dito è sul tuo clitoride, scende verso il basso e raccoglie umori e piacere per poi salire e di nuovo stimolare il tuo piacere.

Una mano regge il cellulare e lo stringe forte, come se avessi paura che qualcuno ti portasse via dalla mia fantasia, mentre l’altra si dirige dove si trova la mia mano, e comincia a muoversi nello stesso modo, prima piano, poi più veloce, poi di nuovo piano. Lentamente, ma con una pressione maggiore, la tua testa si appoggia sfinita al sediolino, gli occhi sono chiusi, il respiro è fermo, ti stai abbandonando, sei immobile, in apnea, il mio dito, la tua mano, l’eccitazione, il piacere, di nuovo le mie parole, di nuovo le mie labbra sul tuo orecchio, le mie parole, scritte, le senti dentro, le leggi, voglio sentirti godere, il mio dito più veloce, come il tuo, le tue labbra aperte, la non curanza che qualcuno possa vederci, vederti, più veloce, più intenso, il calore sale, il ritmo ti sta vincendo, le gambe sempre più aperte, tu sempre più bagnata, io sempre più veloce, tu sempre più veloce, un brivido, un gemito, il momento senza respirare, il calore, le guance rosse, i tuoi umori sul sediolino, le labbra chiuse per non fare rumore, il tuo orgasmo, il mio racconto, il tuo piacere, il mio piacere, il tuo imbarazzo, la mia perversione.

Il treno è arrivato, non da solo questa volta.