Capitolo 8 – Vaniglia e fantasia

Ottobre 22, 2020 0 di yeSex

Erano una coppia, una coppia innamorata, affiatata, sguardi mai banali, erano fatti per stare insieme, il loro modo di crescere insieme, la loro forza, la loro passione. I loro corpi si incastravano come dalla prima volta, con lo stesso desiderio, lo stesso ardore e la loro curiosità li univa in un legame bollente. Perversioni, fantasie, situazioni, la mente di lui, la magia di lei, un connubio che ardeva senza mai conoscere il buio. Una sera erano in un ristorante, una classica cena, lei bellissima e sensuale come sempre, elegante mai troppo, sexy ma da non poter toccare, potevi ammirarla e rimanerne intimorito. Indossava un vestito rosso, quel rosso passione che indossato da lei si trasformava in un rosso di classe, la sua carnagione chiara, i suoi lineamenti e i suoi occhi. I suoi capelli d’oro e le sue gambe, l’eccitazione della bellezza. Lui doveva a lei il suo fascino, lei gli aveva ridato l’ardore, lei gli aveva restituito una parte di lui andata persa. Il suo vestito in tono con il suo sorriso, la sua altezza e quel fascino che solo un uomo di una città di mare può avere. Dividevano i piatti come al solito, accompagnati dalla loro classica bottiglia di vino bianco, mentre al tavolo affianco, una ragazza, rossa, di un rosso ipnotico, un vestito color vaniglia, lungo, e delle mani affusolate, tutto accompagnato da questo suo modo di catturare la scena. Lei l’aveva notata e la stava guardando, curiosa, affascinata e lo sguardo era stato notato, da lui che la lasciava fare incuriosito e dalla donna vestita di vaniglia che sembrava fosse lì cosciente di tutto, ma soprattutto sapendo come starci. Lei confessò i suoi sguardi e raccoglieva la totalità dei pensieri del suo lui che nella mente non aveva null’altro. La cena finì ma nella mente dei due non riusciva ad esserci altro, il tragitto in macchina e gli attimi prima del letto erano stati tema di fantasie su chi fosse, che lavoro facesse, che biancheria indossasse e perché fosse sola, su come avrebbero potuto approcciarla e come sarebbe potuta finire, quando nel letto lui comincio a sussurrarle nell’orecchio una storia. 

Erano da sole, in una stanza, e potevano guardarsi, mentre si spogliavano, occhi negli occhi, avrebbe potuto osservarla nuda, guardare le sue linee e farsi guardare. Lui sussurrava la storia e lei che prima guarda il soffitto, ora aveva gli occhi chiusi, aumentava i suoi respiri, le dita di lui le toccavano le labbra, per poi scendere verso il collo e farla tendere come una corda che lui suonava con il plettro del dito e continua a graffiarle il fianco. Le dita erano diventate una presa sui suoi seni. Nella stanza intanto erano entrambe nude e la donna rossa si avvicinava verso di lei con una camminata che l’aveva intimorita, tanto da cadere sul  divano e trovare il sollievo di non dover tenersi in piedi. Le mani della donna cominciavano ad accarezzarle le gambe, nello stesso modo in cui la stava toccando lui, quella donna rossa sfiorava le grandi labbra e le faceva bloccare il respiro, la testa indietro, occhi chiusi nel vuoto, il calore dentro, il dito della donna, il dito di lui, la penetrazione, gli umori sono finalmente liberi, il dito di nuovo lì, ad accarezzarla lentamente e poi dentro, per un sussulto, un labbro morso, di nuovo il dito, la donna rossa che sa dove toccare, come solo una donna sa fare, le dita e l’altra mano sul collo, la forza della donna nelle mani di lui, le dita di lui nel piacere di lei, il respiro aumentava, la fantasia conduce il gioco, le dita della donna rossa, le dita di lui sempre più intense, il piacere, il godere, gli spasmi e l’orgasmo, forte , fortissimo. Le gambe si ritirano, gli occhi sono aperti, la donna rossa non c’è più, il suo lui si e lei, lo sa, è il suo lui, li eccitato e per lei, resta solo che farlo suo, una volta ancora.