Capitolo 7 – La paura della libertà

Settembre 18, 2020 0 di yeSex

L’avevo conosciuta in un periodo strano, uno di quelli dove le sicurezze vengono a mancare, dove ti senti meno te stesso del solito. Il leone che pensi di avere dentro, si nasconde, si sente debole, e l’istinto ti porta a voler evitare di diventare preda. La paura di essere scoperto, ti vieta la possibilità di diventare libero, di aprirti ad un qualcosa di diverso che potrebbe rivelarsi un posto più felice di quella gabbia sicura dove non rischi di essere preda, e dove non provi neanche la sensazione di essere cacciatore. Avevo provato una caccia uguale alle altre, una di quelle che non ti fa rischiare, come sparare alla tua preda, da dietro un muro, un po’ codarda come tecnica, un po’ scusa, molto un tentativo di dire “non l’ho colpita però ci ho provato da vero uomo”. E invece ero stato scoperto, la preda, era diventata cacciatrice e il mio muro da scudo era diventato una prigione, poteva guardarmi in qualsiasi posto del mio io e cacciarmi come voleva. Quello che sentivo in me però era diverso, provavo libertà, aria nuova entrava nei miei polmoni e i suoi colpi invece di colpirmi e farmi male mi facevano correre più veloce, più libero. La voglia di averla vicino aumentava, non avrei potuto dirglielo chiaramente, sarebbe sembrato un ennesimo tentativo di cacciarla, mentre dentro di me desideravo solo continuare ad evitare quei colpi e capire dove mi avrebbero portato. Il primo posto in cui mi sono ritrovato era il mio letto, a pensare alla sua voce, alle sue parole. Nella mia testa, fantasie che la ritraevano come un autorità, molto sexy, forte nei suoi atteggiamenti da donna, nei miei pensieri non un corpo, ne delle curve, ma una mente ed un qualcosa che non si può descrivere con nessun altra parola se non femminilità. Sentivo ancora la sua voce usare parole come, leccare, dita, infilare, che affaticavano inspiegabilmente il mio respiro. La immaginavo su un letto, stesa, legata, con la bocca chiusa, ora le parole dovevano cessare, lei, doveva solo stare ferma, immobile. Addosso solo quel vestitino che le avevo chiesto per scrivere il racconto che avrebbe parlato di lei. Le sue mani, legate dietro la testa, alla spalliera del letto, un bavaglio a chiudere la sua bocca, e i miei occhi che la avrebbero osservata senza perdere un fotogramma. La luce della stanza permetteva di vedere ogni cosa, niente sarebbe dovuto sfuggirle, come il mio respiro addosso che si alternava tra sospiri di eccitazione ad altri che dovevano frenare la mia voglia di violenza. Seduto di fronte a lei, cominciavo a parlarle, senza la paura che potesse capire tutto di me ma con la voglia che capisse dove avrebbe potuto portarmi se solo avesse voluto. Mentre ascoltava avrei osservato le sue reazioni, come le sue gambe si muovevano, come gli occhi seguivano la mia bocca, come i suoi respiri andavano al ritmo delle mie parole. Il mio dito avrebbe voluto sfiorarle le labbra, scendere giù per il collo e percorrere ogni zona che un uomo qualsiasi avrebbe toccato. La mia eccitazione era nelle mie dita, che battevano forte la tastiera mentre desideravo solo di essere uno strumento per il suo piacere. Le parole avevano delle vibrazioni, l’immaginazione del racconto la sfiorava come avrebbe fatto la mia mano, il mio desiderio che riusciva finalmente a sentire, l’avrebbe leccata come la mia lingua. Cominciavo ad accarezzarle le gambe, per salire piano, dove ho desiderato di essere più di una volta. Con sorpresa scoprii che non indossava nulla sotto il vestito, lei avrebbe deciso da subito se avermi o no, non sarebbe stato dell’intimo a decidere per lei, e finalmente le mie dita potevano scoprilo. Nella mia mente ero lì, da lei, mentre ora una mia mano, aveva abbandonato la tastiera per andare dove avrei voluto fosse lei. La mia lingua sarebbe partita dal suo piede, per salire lentamente su, e fermarsi ai confini del suo sesso, volevo che mi desiderasse, volevo sentirlo, volevo che la mia lingua non avesse tutta quella voglia di scoprire il suo sapore. L’altra mano percorreva il suo fianco, volevo avere il suo seno stretto nel palmo e con la punta della lingua leccarle le sue grandi labbra ancora chiuse. Nelle mie parti intime la mia mano accoglieva il mio sesso, potevo sentirlo indurirsi. Dal basso verso l’alto le aprivo con la mia lingua la sua fica e accoglievo nella mia bocca i suoi umori, mentre due dita giravano intorno e univano la mia saliva ai suoi liquidi. La punta del dito bagnato, lentamente toccava il suo ano per entrare piano dentro di lei e bagnarsi nel suo piacere. La mia mano aveva fatto venire fuori la mia cappella, ormai bagnata e desiderosa di essere liberata con violenza, una prima volta e poi ancora. Le dita erano dentro e piano cominciavano ad affondare, per poi uscire, bagnarne una nuova ed entrare con un dito in più, come lei mi aveva chiesto, come io avrei voluto che lei desiderasse. Tre dita la esploravano e i primi gemiti cominciavano a chiedere strada al bavaglio. Il mio cazzo sempre più duro e più bagnato, si muoveva come comandava il mio desiderio. Quattro dita entravano e mentre il pollice la penetrava nel culo la mia bocca si poggiava su di lei. I denti mordevano il suo clitoride e le dita continuavano ad entrare. Ora la mano si era chiusa, dentro di lei, i suoi liquidi colavano, e il suo clitoride era al centro del vortice della mia lingua. Le spalancai le gambe e mentre continuavo a leccarla, alternando un ritmo veloce a leccate intense e dure, le dita dentro di lei erano due, che puntavano verso l’alto, alla ricerca del suo orgasmo più intenso. La mia mano aveva aumentato il ritmo e sentivo il piacere conquistare ogni parte del mio corpo. La mia lingua più veloce, il mio medio e anulare rivolti verso di me entravano e uscivano e le sue urla diventavano più intense, il ritmo della mano sul mio cazzo, all’unisono con la mia fantasia, potevo sentire i suoi gemiti, poi i miei, nella mia mente il suo piacere, nel mio corpo, il mio. Il sudore, l’odore di sesso, il desiderio, la mia lingua, le dita, gli spasmi, il pulsare del mio cazzo, la sua fica bagnata e spalancata, il suo clitoride, i liquidi, il mio movimento sempre più forte, ancora più intenso, più violento, su, giù, dentro, fuori, il mio sperma, la sua pioggia dorata, il mio orgasmo, il suo orgasmo, il mio racconto, il suo piacere, il mio desiderio, la mia fantasia, la sua scelta… preda o cacciatrice.