Capitolo 6 – Call My Name

Maggio 23, 2020 0 di yeSex

In alcuni attimi si vive di anime, due vite che hanno una forma qualunque, una routine simile a tante altre, quelle vite banalmente felici. Fai che una di queste di due anime, ha uno spirito profondo, una capacità di leggere gli altri fuori dal comune, ma alla continua ricerca del conoscere sé stessa. Un turbinio di domande che trova risposte nelle vite degli altri. Fuori dal comune, in quell’anima c’era la capacità di adattarsi a qualsiasi mondo senza mai essere diversa. I suoi occhi erano l’unico punto di contatto tra la sua anima e il mondo la fuori.
Lo scontro con l’altra anima fu voluto, lui la voleva, l’aveva voluta si da quando la vide la prima volta. La pioggia fitta non rese facile l’incontro, ma l’appuntamento era troppo voluto da entrambi per aver alcun impedimento.
Lui aveva bisogno di parlarle, di spiegarle e per l’ennesima volta di essere capito. Lei voleva capire, come al solito, capire lui e ascoltarlo. Il citofono, il portone, le scale, l’incertezza di aver fatto la cosa giusta, di star facendo la cosa giusta, le scale, un piano, altre scale e altri pensieri, come sarà rivederla, come sarà salutarla, le scale, il rumore della porta, l’ultimo scalino, lo sguardo alto, lei. Lì. Un saluto, uno sguardo, uno di quelli che solo lui sapeva darle, la guardava dalla testa ai piedi e ricordava ogni singolo particolare. Le scarpe nere, il pantalone nero, stretto, un top bianco, largo ma non troppo e una giacca grigia.
E poi i suoi capelli, maestosi, castani, intensi, i capelli più sensuali che il vento abbia mai potuto toccare. Il contatto, il saluto, gli occhi, gli sguardi, i baci sulle guance, lei lo fece accomodare. Un divano bianco, uno di quelli che dice rilassati mentre ti ho in pugno con la mente e il corpo.
Mentre lui si avvicinava al divano lo sguardo di lei lo accompagnava e lo seguiva. Lo aveva sempre trovato sexy, oggi un po’ di più, non era il completo blu o la camicia, era che lui era lì per lei. I discorsi cominciarono e una musica di piano proveniente dall’appartamento di fianco faceva da sottofondo.
Le parole che uscivano da quelle labbra erano ipnotiche, lui la guardava e si perdeva nei concetti e nelle fantasie, in quello che le avrebbe fatto, fisicamente, per rimanere nella sua mente.
Voleva sentirla sotto le sue mani, poter toccare quello che stava guardando, gli occhi erano sempre più in difficoltà a spostarsi da quella bocca, la voglia di farsi scoprire mentre gliela fissava e il desiderio che fremeva, complicavano i suoi atteggiamenti.
Lei seduta sulla poltrona con le gambe accavallate, lo fissava ben cosciente del potere che avrebbe sempre avuto su di lui. La richiesta di un bicchiere d’acqua e lei era in piedi, gli occhi di lui continuavano a pedinarla. Il rumore dell’acqua che cade nel bicchiere distoglie i due da quei rumori a cui si erano abituati e l’attenzione cade sulla musica, diversa da quella precedente. Brani d’amore ora facevano da sottofondo, brani passionali, per alcuni tratti struggenti. La mano che porgeva il bicchiere e di nuovo la sua camminata per prenderne un altro, l’acqua bagna finalmente le labbra secche di lui, di nuovo il rumore dell’acqua, di nuovo il bicchiere che la accoglie, di nuovo la camminata, poi il rumore del bicchiere sul tavolo, l’aria mossa dallo spostamento di quei capelli, lui sul divano, lei dietro di lui, in piedi, una mano sulla guancia, una carezza, l’altra mano, il sorriso, il conforto, poi il buio. Le sue mani fredde, i suoi capelli neri e lunghi sulle spalle, le labbra un po’impacciate sussurravano “non mi guardare”.
Una benda, messa con cura sui suoi occhi, occhi di chi non sa cosa sta per succedere, il primo tentativo di sibilo fu stoppato da un imponente “shh”. I tacchi, il rumore, le mani, lei lo accompagna alla poltrona, lo fa sedere, un po’ di sole riusciva ad attraversare le nuvole facendo lo stesso gioco della benda, di nuovo i tacchi, la musica a ritmo dei suoi passi decisi.  Aumenta l’aria che sbatte sul viso, i movimenti di lei, è vicina, molto, le sua mani sul viso, poi il primo bottone della camicia, tutti gli altri, la giacca, la cintura, il pantalone, il freddo della poltrona e del parquet avvolgono il corpo, l’aria aumenta, di nuovo, riesce a sentirla sul petto, sulle gambe, forse lei si sta muovendo, può solo immaginarlo, altro vento, poi la quiete.
Finalmente la risposta al suo desiderio di poterla guardare, le sue parole “mi puoi guardare, non ti fermare”. Gli occhi si riaprirono e la poté rivedere, la poté ammirare, le sue curve, le sue gambe il gioco di luci ed ombre, un sorriso e poi le sue mani cominciarono a muoversi, poi tutto il corpo, tutta la stanza la stava guardando e tutto seguiva il suo movimento.
Con il suo corpo cominciò a disegnare figure, le gambe, i fianchi, le braccia, il sedere, tutto accompagnato dai suoi capelli e lo sguardo fisso su di lui. Lui era sempre nella stessa posizione, l’unica cosa che faceva oltre a fissarla era respirare, non con semplicità visti i movimenti di lei, che durante questa danza, aveva sfilato alcuni dei suoi capi, lui poteva rendersene conto da cosa interrompesse le curve di quel corpo. Le gambe erano libere, cosi come le braccia, lei su quel divano si inginocchiava come se dovesse chiedere perdono, in quella posizione lui avrebbe chiesto perdono per qualsiasi cosa, anche qualcosa di cui non era colpevole. Una linea perfetta, poi angoli, poi curve, poi la musica, quei fianchi finalmente scoperti di tutto, il suo fondoschiena libero, una bretella, poi l’altra, poi nulla, poi il profilo, il suo seno, di nuovo i suoi capelli, di nuovo calci, come ad allontanarlo e poi gambe strette come se dovessero salvarlo da una scogliera.
La canzone quando lei si fermò ed insieme a lei la stanza, era “call my name”, le si avvicinò, la guardò, la strinse intorno al fianco, con forza i due corpi si scontrarono, ancora una volta, insieme alle loro anime e alle loro labbra.
Respiri profondi, affannati, le loro lingue intrecciate, le mani nei suoi capelli, a stringerla, le spalle la avvolgevano e lei si aggrappava, poi le gambe, il collo, come se stesse ancora danzando, il petto, le labbra sul suo ombelico, i denti, prima sulla pelle, poi sull’ultimo pezzo di stoffa che lo copre.
Nudi, entrambi, uno di fronte all’altro, vicini, gli occhi di lei lo guardano dal basso, fissi, la sua bocca, il suo calore, la sua lingua, occhi negli occhi, il contatto, le sue labbra, il suo sesso, la punta, piano, meno piano, tutto, lei lo avvolgeva, il corpo avvolto nella sua bocca e nei suoi occhi. In quel atto, il desiderio, il possesso, la perversione, su e giù, l’attrazione, l’averlo desiderato troppe volte, su e giù, i gemiti, il piacere, la saliva, il respiro di lui sempre più veloce, quello di lei sempre più caldo, la mano nei capelli, poi l’istinto, l’uomo, le mani di lui con violenza la spostarono e decisero che forma dovesse avere il suo corpo, le ginocchia sul divano, i gomiti sulla spalliera, in una mano i capelli, nell’altro il fianco, le parole, i rumori e l’incontro, le due estremità, cosi eccitate, cosi bagnate, cosi pronte l’una all’altra.
Prepotentemente il suo sesso entrava in lei, ogni centimetro, ogni parte dei due corpi si adattava all’altra, lentamente, il piacere, i rumori che le due bocche emettevano, dentro poi fuori, sempre piano, le grida, di nuovo il possesso, l’oggetto, il corpo, il cervello, la mente, dentro fuori, più veloce, le grida di lei aumentano, il piacere di lui segue lo stesso ritmo, la figura è sempre unica ma i corpi a comporla stavolta sono due, dentro fuori, dentro fuori, e di nuovo le due estremità, quella più nascosta ma anche quella che lui desidera di più, le grida, la penetrazione, il piacere, i liquidi, il ritmo, incessante, sempre più forte, più forte, ancora più forte, le grida di entrambi, i gemiti, i segni sui corpi, più forte, i seni nelle mani, più forte, i capelli tirati, più forte, gli schiaffi, più forte, ancora più forte, i brividi, l’estasi, l’orgasmo, gli umori, il respiro affannato, non ti fermare, pelle contro pelle, il loro sorriso, non servivano parole, nella camera la musica era la loro, un’altra figura, un’ultima figura, lui, lei, uniti nelle loro anime e nei loro corpi.