Capitolo 5 – Prima grigio e poi…

Maggio 22, 2020 0 di yeSex

Il grigio è il colore principale, sarà il cielo, sarà la monotonia, sarà  che qui c’è sempre lo stesso battito di orologio o sarà che a volte il colore lo danno i nostri occhi.
Cosi un po’ di grigio, più un po’ di luce, più un po’ di verde e qualcosa incomincia a cambiare, a nascere, come lentamente succede a quelle creazioni che poi diventano opere.
La stanza è spaziosa e il soffitto in legno, pareti sono giallo cenere con delle sfumature bianche e ci sono delle plafoniere che ricordano dei fiori, un tavolo in legno rettangolare molto lungo, nessuna sedia ma un piccolo stereo, che ha molte musiche da raccontare, poggiato sul parquet e una vecchia stufa a muro, che è convinta di essere un camino, e una piccola gabbietta dove inserire la legna.
L’atteggiamento della stufa ha qualcosa di magico, come se fosse pronta a spifferare quello che vedrà, ma si limiterà a riscaldare la stanza ed a liberare un po’ di fumo per non far insospettire il mondo là fuori.
Sulla tavola ci sono tantissimi colori e due pennelli che qualcuno, che di sicuro avrà smarrito il suo bambino interiore, ha pensato di allegare alla confezione.
I vasetti dei colori sono usati, cosi imperfetti e perfetti allo stesso tempo, e poi ci siamo noi… lì…  ai lati opposti del tavolo, uno di fronte all’altro.
La musica è un piacevole sottofondo che isola i rumori esterni, anche essa ha un ritmo calmo consapevole che dovrà lasciare il posto ad altri battiti.
I nostri sguardi si incontrano in questo silenzio, cominciando a scambiarsi pensieri che neanche capiamo, possiamo sentirli dentro di noi.
Il primo passo sul pavimento caldo è il mio ed è verso il tavolo, con una mano prendo due bende nere, la prima finisce subito nelle tue mani e poi sul mio viso, sui miei occhi, che ormai non vedono più.
L’altra è lì a rendere inutili i miei tentativi di bendarti. Ora è buio ma in realtà non è mai stato tutto così chiaro, il rumore delle mie mani che si immergono nella pittura rompe il silenzio e il tocco sulla tua fronte rompe ogni distanza tra noi, il tuo rimanere ferma e immobile, il tuo affidarsi e fidarsi, tu, niente di più.
Pian piano il tuo viso è di un colore, non so quale ma mi piace immaginare azzurro, le mie mani dopo la fronte hanno accarezzato gli zigomi poi il mento e infine la bocca, potremmo vedere grazie alla pittura le strade che mi hanno permesso di conoscere il tuo viso. Le tue mani imitano il mio tuffo e dopo poco le sento sul mio petto, il tuo disegno è un’apertura dal centro verso l’esterno, come due cigni o forse come l’ampiezza del mio torace, fino a scendere al mio ombelico per poi richiudersi di nuovo e avvolgersi sui mie fianchi.
Un attimo lontani e poi le tue mani lanciano pittura a caso sul mio viso, cosi come fosse la creazione di un arcobaleno, la pittura vola senza una precisa meta nella stanza, cosi come le risate e i fugaci contatti, i barattoli cadono sul pavimento vuoti e noi siamo stesi a terra completamente cosparsi di pittura e di gioia.
Sento la felicità. Mentre cerchi altra pittura il tuo respiro è calmo e posso sentirlo, ho voluto imparare lo stato d’animo che esprimi con il tuo respiro e posso sapere che ora sei seria, piena di pittura ma seria.
Sento le tue mani e la pittura sulla mia schiena, sento la pressione, la forza, ed è tutto così armonioso fino a quando arrivi al mio boxer che piano fai scivolare via. I battiti cominciano ad aumentare, e la punta della mia lingua bagnata di pittura al cioccolato ricalca le linee del tuo orecchio, una mano ti stringe il collo e l’altra fa scendere le spalline del reggiseno.  
Le mie mani colorano le curve dei tuoi seni, la mia lingua disegna e scende vertiginosamente sul tuo addome, provocando brividi e facendoti, finalmente, perdere il controllo del respiro.
Prendi la mia mano e mi porti sul letto, questo letto in ferro verde con pomelli dorati e una tela poggiata come lenzuolo, sono steso e  sento una tua gamba scavalcarmi, sento il calore, la vicinanza, la bocca, la tua, sulla mia, la tua lingua che apre le mie labbra, le mani ti avvolgono, le tue sono ferme sul mio petto,  il tuo fondoschiena dove dovrebbe essere.
Le ginocchia scivolano giù, come le ruote di un treno sui binari, la tua lingua è sul mio petto, ombelico, addome, poi sul mio sesso… improvvisamente nei miei occhi è tutto rosso, color passione, come il calore della tua bocca.
La tua mano lo impugna con forza, chissà che colore ha la tua impronta, non è importante, l’importante è che sia lì, il tuo movimento è deciso, passionale, avido. Adoro sentire quanto mi vuoi e io voglio farti sentire quanto ti desidero, ora, da tanto, cosi ti impugno, la tua la nuca sul cuscino e le mie mani sui tuoi fianchi, piacevolmente sorprese dalla tua nudità, il calore di prima, sentito sul mio corpo quando mi hai scavalcato ora è vicino alla mia bocca, lo sento arrivare mentre percorro l’interno coscia, come una luce infondo alla galleria, il contatto è dolce, l’eccitazione, il tuo umore è mio, la mia lingua non perde un centimetro.
Una mano mi spinge la testa tra le gambe e dopo poco mi tira verso l’alto, tutti i movimenti sono disegnati con la pittura sui nostri corpi e su quella tela in una continua ricerca tra equilibrio e piacere.
Le bocche di nuovo unite, i colori anche, gli umori soprattutto e poi la punta del mio sesso, calda e bagnata è vicina al tuo, è così forte questo momento che le nostre bocche restano ferme, insieme ai nostri respiri, mentre ogni mio centimetro entra in te.
I primi gemiti sovrastano la musica, sembra essersi fermata, il mio movimento contrastato dalla tua mano che mi vuole lì, un ritmo lento, il piacere forte.
Posso sentire come il tuo corpo si apre per farmi entrare, il piacere diventa incontrollabile, il ritmo aumenta, la tua schiena è sulla tela e segue i miei comandi. Sono la mente che muove il pennello, il tuo bacino alterna movimenti per sentirmi sempre più in profondità, mi stai scopando e più  ti muovi più godo, e più la mia eccitazione aumenta e più tu forzi i movimenti e più l’immersione nel piacere è totale.
Stringo il tuo fondoschiena, stringo il tuo corpo al mio, la musica è sparita, nella stanza possiamo sentire solo i nostri rumori, la violenza di quei movimenti, la tua bocca spalancata, i tuoi capelli tirati, le tue unghie nella mia carne, le nostre teste vicine, le tue gambe spalancate e il tuo cavalcarmi è una danza perfetta in cui perdiamo sensi e pudore. Voglio stare dietro di te, voglio che nella nostra opera, non manchi nulla, la tela pronta per le nostre ginocchia, un dito nella tua bocca e tutto il mio corpo che ti scopa con ogni sua parte.
Mi sembra di vivere a rallentatore anche se tutto intorno dice il contrario, come i nostri cuori.
Le bocche sono di nuovo una dentro l’altra e tu di nuovo sopra di me, impazzisco quando mi cavalchi cosi, con tutta te stessa, il piacere è difficile da descrivere, ha tutti i colori, come i nostri orgasmi, che si fondono ed esplodono tra grida, respiri, gemiti e umori. Un solo colore stupendo, il nostro. Lentamente e senza forze scivoli sul mio fianco. Il tuo respiro sul mio collo e la mia mano a stringerti forte, le bende sono andate via e i tuoi occhi riprendono il loro colore assorbendo la luce della stanza. I nostri volti colorati, sembra che Arlecchino si sia scatenato sui nostri corpi.
La nostra opera su questa, prima era grigio, ora non più.