Capitolo 4 – Il peccato nel menù

Maggio 17, 2020 0 di yeSex

E’ sabato sera e ci siamo dati appuntamento al pub, ma non siamo soli.

Sono arrivato per primo e fisso la porta di ingresso aspettando il tuo arrivo, l’attesa è una delle emozioni più difficili da interpretare.

L’ho sempre paragonata al lancio di una moneta, dentro di te sai quale è la faccia che vuoi cada verso l’alto, e in quel caso l’attesa è un ricordo adrenalinico, ma se la faccia della moneta è l’altra, ecco che si trasforma in un qualcosa che non vedi l’ora che sparisca.

Ogni volta che la porta si apre e non sei tu, la faccia della moneta è quella sbagliata, fino al momento in cui dietro la porta ci sei tu. Hai una gonna a vita alta nera, una camicia scollata, ma non troppo e la camminata di chi sa di essere desiderata. Passi davanti al tavolo e guardandomi, dai un bacio all’uomo che è con te, avrei potuto chiamarlo il tuo uomo, ma stasera non c’è nessun uomo per te al di fuori del sottoscritto.

Il cameriere vi mostra il tavolo, ma non è quello giusto, troppo lontano da me. Cosi i tuoi occhi, senza nemmeno troppi sforzi, convincono il cameriere a darti il tavolo di fronte al mio.

Ti siedi e non mi guardi, io non riesco a staccarti gli occhi di dosso, vorrei essere nella tua testa, sapere ogni cosa, vorrei ascoltare i tuoi pensieri, vorrei poter sentire le tue sensazioni, vorrei infilarmi nei tuoi vestiti e scoprire che intimo custodisce il mio desiderio più profondo.

Sono fuori controllo, agitato, cerco di mantenere l’attenzione sulla conversazione al mio tavolo, mentre provo a non perdermi nessun tuo movimento senza destare troppi sospetti, quando ad un certo punto guardo sotto al tavolo e cerco un tuo movimento.

Le accavalli di continuo e le stringi sempre più forte, le tue gambe mi stanno gridando “No”, ma il mio occhio è scaltro e intravedo il tuo intimo. Riesco a vedere il colore, rosso, sono sempre più eccitato, sono sempre di più in una bolla e le parole della sala, del tavolo, del mondo, proprio non posso sentirle.

Con un movimento delicato e quasi impercettibile ti alzi e ti dirigi verso il bagno, vorrei seguirti ma arriva il cameriere e non posso. Al tuo ritorno non mi degni nemmeno di uno sguardo, adoro questo atteggiamento, nel sederti mi degni finalmente di uno sguardi e cominci a sfogliare il tuo menù, vorrei fossi io il tuo cibo, vorrei che fosse il mio corpo, vorrei che lo tenessi stretto tra le mani e che lo mordessi.

Sei nascosta dietro al menù e ne approfitto per spiarti di nuovo tra le gambe, pensavo di essere furbo, ma sono solo un semplice uomo, sapevi che avrei guardato li se non mi avessi potuto vedere e questa volta il movimento sotto al tavolo è più lento e come avevi programmato, mi accorgo che manca qualcosa, anzi non manca nulla, quello che non ci doveva essere, non c’è più.

L’hai tolta per farmi morire, vedo il contorno, vedo le curve, vedo quello che vuoi farmi vedere e pendo dalle tue labbra, come sempre, stavolta anche dalle tue grandi labbra.

Il sangue, i pensieri, le forze sono tutte nel mio sesso. Il respiro è affannato, sono fuori controllo, l’aggettivo eccitato non rende giustizia al mio stato d’animo, non puoi non notarlo e non puoi non sorridere.

L’unica cosa di cui ho bisogno e che posso avere è dell’acqua ghiacciata, cosi vado dritto verso il bagno e guardando un cellulare trovo un messaggio, una foto, apro il cellulare peggiorando la mia situazione di attesa e trovo la foto del porta asciugamani, con scritto “non asciugarti con lei, è troppo bagnata”.

Apro la porta del bagno e come se non ci fosse nient’altro da fare cerco subito nel porta asciugamani, è li, la tua mutanda, è li, nascosta per me, bagnata per me.

La prendo come se fosse ombra in un giorno di sole, la stringo tra le mani, cerco te e trovo una parte di te, la lecco, è bagnata, desideravo il tuo sapore. Cosi mi siedo sul lavandino e in un completo stato di confusione la poggio sul mio viso. Appoggio la testa allo specchio ed improvvisamente sento il rumore dei tuoi tacchi, non riesco a capire se è solo uno scherzo della mia fantasia o se sia tutto vero.

Il rumore della tua mano sulla porta ha il sapore della liberazione, apri la porta e sei li davanti a me. Il tuo sorriso è disarmante, per tutta la sera mi hai comandato ma mai come ora sono inermi davanti a te, la mia mano viene stretta dalla tua, sposti dal mio viso la tua mutandina, mi apri il pantalone, liberi il mio cazzo e in un attimo è vicino al tuo viso, i tuoi occhi sono fissi nei miei e in un movimento caldo, lento e intenso lo prendi in bocca.

E’ indescrivibile come lo stai succhiando, lo desideravi e non lo lasci, quando le tue labbra sono sul fondo la tua lingua gira vorticosamente e quando sali la tua bocca si stringe, provocandomi degli spasmi mai provati prima.

La tua mano accarezza prime e stringe forte dopo le mie palle, mentre l’altra mano stringe forte la mia gamba. Ti farei continuare per ore, ma voglio solo sfondarti, cosi in un attimo sono in piedi, dietro di te, ti alzo la gonna e mi avvicino, i nostri sessi si incontrano, la mia punta sfiora le tue labbra, la penetrazione è lenta, la mia mano ti stringe il collo come a soffocarti, i tuoi gemiti mi implorano di scoparti, ma ora non decidi più nulla. Sei li, a pecora, bella da togliere il fiato, ogni singolo centimetro mi eccita e mi fa morire, il tuo seno esce dalla camicetta e la mia cappella è dentro di te, esce e rientra, sempre piano, il tuo respiro è nullo, la logica non c’è, non c’è nulla oltre me, te e il colpo che ti apre in due che desideravi. Uno dopo l’altro, sono sempre piu forti e la mia mano deve tapparti la bocca, ti stai facendo scopare come la puttana che vuoi essere per me, sento i tuoi umori venire fuori, sei bagnata da annegarmi.

I movimenti sono sempre più decisi, scoparti mi da delle emozioni uniche, il calore, la trasgressione, il tuo corpo, l’attrazione mentale, ognuna di queste cose è in ogni colpo, quello successivo è sempre più forte. Mi guardi dritto negli occhi attraverso lo specchio, sto per arrivare e tu lo hai capito, la tua reazione è quella di tenermi dentro di te, vuoi che ti riempi, la tua mano è sul mio culo e mentre il mio cazzo è duro e dentro di te un gemito di piacere esce accompagnato dal mio sperma e sei piena, piena di me.

Ci rivestiamo velocemente per tornare ai rispettivi tavoli ognuno con qualcosa dell’altro dentro di se.

Sei li seduta, di nuovo di fronte a me, piena di me, con qualcuno seduto al tavolo che non sono io, ti scoperei di nuovo. La serata è finita e mentre sto per prendere le chiavi dell’auto trovo nella mia tasca la mutanda rossa, quella che sa di te, quella che era sul mio viso, quella che prima ti separava da me e dopo si è fatta da parte, quella che morderò tutte le volte quando avrò voglia di te e fino a quando non riavrò di nuovo la mia puttana senza mutanda.