Capitolo 3 – Il temporale

Maggio 17, 2020 0 di yeSex

È una fredda mattinata di inverno, piove e tu sei al lavoro, sola, dietro quella scrivania che ti fa apparire cosi matura e responsabile, piena di impegni e con una voglia nascosta ma profonda di fuga.

Mi piace immaginare che ti colleghi a Msn solo per me, come se mi cercassi; cosi fai “Elena ha appena effettuato l’accesso” mi dice la notifica. La voglia di scoprire se mi contatterai è forte, ma quella di sentirti lo è di più, cosi ti trillo e posso immaginarti anche cosi lontani come sorridi compiaciuta, sai che se sono al pc non resisto, devo cercarti e cosi cominciamo a parlare. Gli argomenti sono i soliti, quelli di facciata, tu sei sempre attenta a non eccedere, e quando lo fai ti imbarazzi, diventi bellissima e ti chiudi in te stessa. Cosi tra uno scherzo e una presa in giro mi chiedi di poterti aiutare a risolvere un problema al computer. Ci provo a farlo in remoto, ma il tentativo è vano, cosi il secondo tentativo lo facciamo per telefono, che strano effetto, la tua voce, mi ha stranito, è dolce, riesco a percepire la richiesta di aiuto, e io sono qui per te, è nella mia indole.

Dopo vari tentativi ci dobbiamo rassegnare, risolverlo per telefono è praticamente impossibile, ne sono contento, ma la vera felicità arriva quando mi chiedi di venire da te. La prima risposta è no, mi piace essere pregato, o credere di essere pregato, e dopo essermi fatto desiderare, accetto l’invito, mi preparo per scendere quando a metà strada un temporale mi sorprende e quando arrivo

da te, sono completamente fradicio, e tu non fai niente per non prendermi in giro, vengo accolto da una risata senza freni e pensare che sono qui per te, mi basta fissare il tuo viso esploso in questa spontanea risata e mi rendo conto che avrei potuto sfidare anche Noè per vedere questo spettacolo, sei bellissima. Indossi un tailleur grigio con righine gessate, una camicetta bianca semi-aperta, mai troppo, sei cosi casta, non potresti mai finire nel volgare, gli occhi, grandi, sono sempre gli stessi, mai banali, neri, grandi e lucidi, e poi, quella bocca, mi stampa due baci dritti

sulle guance. Dovrei confessarti un peccato, una volta, tanto tempo fa, mi hai mandato una tua foto in intimo verde, mi è rimasta impressa nella mente, quelle forme sinuose e quell’espressione innocente e sincera e soprattutto quella voglia di eccitarmi che te l’ha fatta mandare, ma non posso dirtelo, ora, già sono andato fuori di testa, vederti mi fa questo effetto, cosi provo a ricomporre i miei pensieri, mi siedo al tuo posto, prendo possesso del pc e tra una chiacchiera e un’altra riesco a risolvere il problema al computer, ma avverto una strana sensazione, i tuoi occhi sono fissi su di me, sorridi, i nostri sguardi si scontrano, sei sempre cosi imbarazzata, e ora, con quegli occhi, imbarazzi me, una volta ancora.

Il computer è ripartito e dopo aver fatto tutti i controlli del caso, posso dirti che il mio lavoro qui è finito e vorrei tanto andare a casa per asciugarmi, fuori piove ancora e tu mi inviti a restare nella pausa pranzo.

Quante volte l’ho immaginato, forse con una musica di sottofondo diversa, forse con i miei vestiti meno bagnati, forse con te meno sicura di te stessa.

Cominciamo a pensare a cosa mangeremo, anche se l’unica cosa che mangerei è il tempo, per fermare questo momento e potermi vivere ogni istante, ma non si può così scegliamo una pizza, sarà difficile con questo temporale trovare qualcuno che ce la consegni e la mia proposta, anche la mia vendetta, è immediata! Andiamo noi due a prenderla! In un attimo siamo sotto la pioggia, l’ombrello è piccolo e io faccio finta di proteggerti, uso le pozzanghere per spostarti di continuo a destra e a sinistra, mentre ti tengo stretta sotto il mio braccio, acqua, divertimento e uno strano brivido ogni volta che le mani si sfiorano. Se l’andata è stata divertente, il ritorno è bellissimo, e la mia vendetta è compiuta. I tuoi capelli lunghi sono pieni d’acqua, metà del tuo vestito è come uscito dalla lavatrice, la tua mano destra è ghiacciata, mentre l’altra resta al caldo nella mia.

Il ritorno al negozio ha il sapore del ritorno al nido e mentre tu fai l’arrabbiata e continui a tenermi il muso perché non ti lascio asciugare, troviamo un compromesso, anzi cedo al tuo non parlarmi e ti lascio asciugare i capelli, anche se dobbiamo cedere al rumore del phon. Finisco il pezzo di pizza e ti raggiungo nel bagno. Resto sulla porta, paralizzato, senza parole, sei una visione, un miraggio, i capelli ancora umidi, la tua mano che li stringe verso l’alto come una coda, quel sorriso ancora un po’ imbronciato, non riesco a muovermi, cosi decido di aiutarti e strappandoti il phon comincio ad asciugarteli. Primo li stendo nella mia mano, alternando l’impugnatura ferma e rigida che vorrei imprimerti a una carezza che ti rassicuri, intanto il respiro è più corto, il calore aumenta e la mia mano ti avvolge il collo. Sembri così piccola nella mia presa, sposto i capelli e ti poggio le mie labbra sul collo, resti ferma, non ti sposti, mi prendi in controtempo, resto li, allargo le mie labbra, ti avvolgo, il calore della mia bocca, poi la punta della mia lingua, in attesa che mi fermi, stavolta no,  ti lasci andare, i baci diventano due, poi tre, le mie labbra vivono tra il tuo collo e la tua spalla, alzo lo sguardo nello specchio e vedo il tuo viso rilassato, gli occhi chiusi, sento il tuo respiro, profondo, i nostri corpi sempre più vicini e la mia mano avvicina decisa i nostri bacini, ogni mio gesto vuole provocarti, ma tu finalmente ti sei arresa, sei mia, le mani ti avvolgono i fianchi, il tuo corpo è avvolto nel mio quando mi fermi, mi geli, spostandomi mi chiedi se sia giusto.

Siamo faccia e faccia, vicini, e pure rispetto a prima così lontani, ti fisso, occhi negli occhi. Eri mia pochi secondi fa, ed ora non riesco a pronunciare nulla, riesco solo a guardarti, nei tuoi occhi cambia qualcosa, una luce strana, mi accarezzi con due dita la bocca, ti avvicini lentamente e poggi le tue labbra sulle mie, dentro di me un brivido, quasi il cuore mi si è fermato, il respiro di sicuro, le tue labbra sulle mie, le tue mani dietro il mio collo, non sei mai stata mia, sono sempre io ad essere stato tuo. Riprendo il possesso del mio corpo, o almeno riesco finalmente a muovere le labbra, le mie mani percorrono la tua schiena, la tua pelle, sensibile, posso sentire alcuni brividi percorrerti, la tua mano si infila sotto la camicia, prima l’addome, poi il petto, poi di nuovo la schiena, ti prendendo in braccio e le tue gambe si avvinghiano al mio sedere, appoggiata al lavandino ti comincio a spogliare, via la giacca e piano piano sbottono la camicetta, la mia bocca scende tra i tuoi seni, li bacio, nell’intervallo di ogni respiro li guardo, quanto ho desiderato essere qui, tanto da sognarli e ora sono qui, tu sei qui, davanti a me, solo per me.

La mia camicia è sul pavimento, sul mio corpo solo i segni dei tuoi morsi, le bretelle del tuo reggiseno sono scivolate, come la camicetta, il tuo corpo ha il mio odore, le nostre labbra non riescono a staccarsi. Ogni movimento è mosso dalla passione e dal desiderio, ma quello che sento per te mi ferma, sto facendo i conti con il mio timore di spogliarti, di farti fare qualcosa contro la tua volontà, ti sussurro se sei sicura di voler continuare, in attesa di una conferma, o semplicemente di sentirti pronunciare una qualsiasi parola, il momento di silenzio è interminabile, imbarazzante e mentre sto pensando a tutti i milioni di possibili risvolti, mi prendi le mani, le stringi attorno alla tua vita, le tue dietro la mia testa e di nuovo siamo labbra nella labbra, di forza ti prendo in braccio e ti porto sul divano, comincio ad accarezzare il tuo fondoschiena, sei cosi sensuale, mi sbottoni il pantalone, siamo entrambi in intimo, tu sembri un ritratto, un opera d’arte, i tuoi seni sono, ancora per il momento, nascosti nel tuo reggiseno. Il tuo slip sembra così sottile e impercettibile e pure non vedo l’ora di toglierlo, ma in un attimo sono sotto di te, e tu sopra di me, i tuoi capelli mi accarezzano e i nostri sessi sono uno sull’altro separati solo da pochi centimetri di cotone.

Mi baci il collo, sei caldissima, il tuo reggiseno viene sostituito dal mio petto, le tue guance rosse non possono nascondere il tuo imbarazzo, tutto questo ti rende solo bella come non mai. Con gli occhi chiusi ma con tutti gli altri sensi, prendo in custodia il tuo corpo, sei diversa, sei sicura di te, sei sexy, passionale.

Un qualcosa che non si vede, ma che si percepisce, ci lega e ci coinvolge in questo incontro di odori e sudore, siamo nudi, i nostri sessi si incontrano, le estremità per la prima volta si sfiorano, sei calda, eccitata, bagnata, come me, forse di meno, non lo so, sento solo ogni centimetro mio entrare dentro di te, molto piano, i nostri gemiti si fanno sentire ed insieme ai respiri sono gli unici rumori nella stanza. I nostri corpi sono uniti, in quell’espressione di desiderio e passione che abbiamo desiderato, non è come l’avevo sognato, è di più, è intenso e ogni movimento dell’uno o dell’altro trova una risposta unisona. Sguardi fissi e persi nelle emozioni che stiamo provando, indescrivibili, le tue unghie hanno lasciato il segno sul mio petto, le tue gambe mi spingono nella parte più profonda di te, il piacere è al limite, siamo fuori controllo, i movimenti sempre più decisi, forti, le tue espressioni, il piacere, il sesso con te, di nuovo il piacere, un altro movimento ancora più forte, mio, poi tuo, poi un bacio, poi un altro incastro tra i nostri corpi, poi un brivido, poi l’apice, gli occhi verso l’alto, il perdere la cognizione di dove siamo, l’orgasmo, il mio, il tuo, il cambio di respiro, il ritorno alla realtà, gli sguardi, il respiro più lento, ancora uno dentro l’altro, ancora stretti, ancora abbracciati, ancora noi. La tua testa sul mio petto, le mie carezze solo per te, un abbraccio infinito che custodirà questo ricordo per sempre. Un temporale cosi non potremo dimenticarlo mai più.